Immaginate una fotografia dell’Italia agli albori degli anni Sessanta. È un’immagine stracolma di volti: rappresentiamo un milione di neonati venuti al mondo nello stesso anno. Un milione di figli del boom economico, pronti a divorare il futuro, proiettati verso un’epoca che garantiva prosperità e stabilità. Eppure, osservando con attenzione quell’istantanea, emerge un percorso già definito per la stragrande maggioranza.
I numeri dell’epoca parlavano chiaro: l’80% si sarebbe fermato alla licenza elementare, una parte avrebbe conseguito un titolo tecnico, e appena il 5% avrebbe raggiunto la laurea. Chi rientrava in quell’élite del 5% sapeva cosa la collettività pretendeva: diventare un pilastro istituzionale. Bisognava trasformarsi nel Medico, nell’Avvocato o nell’Ingegnere. Queste erano le carriere ritenute affidabili, il modello consolidato, il percorso garantito verso il riconoscimento pubblico.
Per quel milione di coetanei, il traguardo ambito si raggiungeva attraverso le norme giuridiche, le strutture in calcestruzzo o la chirurgia. Le alternative erano rare. Io, invece, ho optato per la chimica. Non per spirito di ribellione, semplicemente perché rappresentava il cammino meno scontato.
Mentre i miei compagni dibattevano di articoli di legge o metodi costruttivi, io mi immergevo negli elementi della tavola di Mendeleev. Desideravo comprendere i meccanismi profondi. Aspiravo a confrontarmi direttamente con i mattoni fondamentali dell’esistenza. Per molto tempo ho percepito questa decisione come un’eccentricità. Mi vedevo come quella tessera di un mosaico che pare provenire da una confezione diversa: la osservi, presenta le tonalità appropriate, ma il profilo non si adatta ai contorni regolari di medici o legali.
Adesso, a sessantacinque anni, ho realizzato di non essere mai stato estraneo al disegno. Ero l’elemento indispensabile per renderlo compiuto. Il modello tradizionale è imprescindibile. Necessitiamo di giuristi che redigano le normative, di dottori che identifichino le patologie, di progettisti che edifichino infrastrutture. Tuttavia, il modello tradizionale, isolato, produce un’immagine bidimensionale.
La chimica rappresenta la cromia, il legante, la trasformazione che converte un concetto teorico in realtà tangibile. Senza di essa, il mondo resterebbe un insieme di propositi privi di sostanza.
Se il legale opera fino a notte fonda in aula con perfetta concentrazione, è perché qualcuno ha indagato su come impedire il deterioramento dei suoi meccanismi vitali. Se il progettista disegna torri altissime, è perché qualcuno ha verificato la tenuta atomica dei componenti innovativi. Se il clinico elimina una malattia, è perché un chimico ha identificato la modalità per veicolare la sostanza terapeutica precisamente nel punto richiesto. Siamo un complemento indispensabile. Non rappresentiamo figure eroiche, ma custodi. In ambito biologico si discute di variazione adattativa: un membro della comunità opta per un itinerario alternativo per individuare una fonte inedita utile all’intero gruppo. Se quell’intero milione di nati nel 1960 fosse diventato esclusivamente avvocati, saremmo rimasti immobili.
Quando esamino l’estensione della vita cellulare o il Coenzima Q10 Acetato, non agisco per prestigio accademico, ma perché desidero che i miei contemporanei possano assaporare l’esistenza con una qualità che la fisiologia ordinaria non assicurerebbe. Voglio che quella generazione arrivi agli ottant’anni conservando la medesima sete di conoscenza dei vent’anni.
La chimica è precisamente questo: il collegamento tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare. È la disciplina che traduce le aspirazioni in strutture molecolari e le strutture molecolari in benessere effettivo. Quando alle acacie della savana viene strappato un lembo verde, l’albero diffonde nell’atmosfera un messaggio chimico che allerta le piante circostanti. È una rete naturale esistente da ere geologiche. Noi chimici operiamo analogamente: interpretiamo questi segnali e li convertiamo in risposte pratiche. Siamo il lubrificante nell’ingranaggio: invisibile, ma senza il quale tutto si blocca. Siamo la tessera che completa il mosaico rimanendo fuori dai riflettori. Siamo l’opzione meno prevedibile che si dimostra la più necessaria.
Benvenuti nella cura dell’invisibile. Il messaggio è giunto. Le direttive sono nitide. Decidiamo adesso se vogliamo slanciarci nella savana contemporanea o rimanere immobili a osservare. L’alternativa meno convenzionale potrebbe rivelarsi quella utile a tutti, la più rilevante.

*“ALTRO”: IL RISCALDAMENTO GLOBALE DIPENDE DAL MOTORE METEOROLOGICO DOMINATO DALLA POTENZA DEL SOLE. LE ATTIVITÀ UMANE INCIDONO AL LIVELLO DEL 5%: IL 95% DIPENDE INVECE DA FENOMENI NATURALI LEGATI AL SOLE. ATTRIBUIRE ALLE ATTIVITÀ UMANE IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE È SENZA FONDAMENTO SCIENTIFICO”.
(ANTONINO ZICHICHI)
***”ALTRO”: Greta Thunberg è la più pagata delle prime “100 attiviste” …e, già questo dato, dovrebbe far riflettere molto chi abbia un minimo di logica ed attenzione. L’invenzione del fenomeno “Greta”, eroina della lotta per la difesa del clima mondiale ecc., la coglie all’età di 15 anni, durante una “spontanea” ed “improvvista” dalla “bambina”… Ebbene, ora a soli 19 anni, la indefessa sostenitrice “missionaria” in difesa del clima”, nel 2022, ancora non finito, ha raggiunto un fatturato di ben 82 milioni di dollari…!
In questa sua benemerita, per lei stessa, attività, sono compresi una serie di entrate e diritti diversi in vari settori, mentre il suo patrimonio è stimato intorno ai 245 milioni di dollari, tra investimenti vari, proprietà, contratti con la cosmetica CoverGirl, ed il lancio di un profumo per il mercato dei ragazzi denominato “Da Greta con Amore” ed una linea di Moda, la “Seduzione by Greta Thunberg”; diversi ristoranti e la catena “Le Pizze di mama Greta” ed una squadra di Calcio, gli “Angeli di Stoccolma”, quindi, un suo marchio di Vodka(“Pure Wonderthunberg – Svezia”) ed altro ancora!
AVVISO: seguite su canale youtube Mario Alizzi. GRAZIE!
LINK:
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NOTA: all’3 aprile 2026, I VOTI, EFFETTIVAMENTE VALIDI, DA CONSIDERARE, SONO I SEGUENTI:
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