Colombia, finisce l’era comunista: vince “El Tigre” Abelardo de la Espriella. Meloni: “Ti aspetto in Italia”
De la Espriella batte al fotofinish l’erede della sinistra di Petro e promette ordine contro narcos e guerriglie. Fidanza: «Notizia straordinaria, viva la Libertad carajo!». La destra conquista il Sud America
Esteri – di Alice Carrazza – 22 Giugno 2026 alle 11:59
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La Colombia volta pagina. Abelardo de la Espriella, l’avvocato della destra conservatrice che si è presentato agli elettori come un «outsider» deciso a riprendersi lo Stato dalle mani dei cartelli e dell’apparato comunista, ha vinto le elezioni presidenziali. La conferma è arrivata nella notte dopo un testa a testa serratissimo: 49,65%, il numero che ha permesso a “El Tigre” — come ama farsi chiamare — di imporsi sull’avversario. Da Roma, Giorgia Meloni ha colto subito la portata politica del risultato. «Congratulazioni a Espriella. Forte del suo già profondo rapporto personale con l’Italia, sono pronta a collaborare insieme per sviluppare ancora di più le nostre già solide relazioni bilaterali», ha scritto la premier su X, sottolineando la volontà di lavorare «uniti per la crescita economica, la stabilità, la sicurezza internazionale e per rafforzare la cooperazione nel contrasto al narcotraffico e alle organizzazioni criminali transnazionali, nel segno della vicinanza tra le nostre Nazioni». Chiusura non casuale: «Ti aspetto in Italia!».
La sinistra perde pure il fortino colombiano
Il voto colombiano non è soltanto un cambio di governo. È il colpo più recente inferto alla lunga stagione della sinistra sudamericana, quella che ha promesso giustizia sociale e ha consegnato troppo spesso insicurezza, burocrazia, fuga degli investimenti e territori abbandonati alle organizzazioni criminali. Dopo quattro anni sotto il regime di Gustavo Petro, gli elettori hanno scelto l’uomo che ha costruito tutta la campagna su tre parole: ordine, libertà, sicurezza.
Un testa a testa da brividi
La sfida è stata un duello fino all’ultima scheda. Meno di un punto percentuale, circa 250mila voti di differenza, una delle consultazioni più serrate della storia colombiana recente. Ma la sinistra, come spesso accade quando il popolo non vota come previsto dai suoi manuali, ha subito alzato il muro. Cepeda ha rifiutato di riconoscere pienamente il risultato preliminare e ha annunciato contestazioni su oltre 30mila seggi. Petro, che lo aveva indicato come erede politico, ha invitato ad attendere lo scrutinio ufficiale. La liturgia è nota: quando vincono i progressisti è democrazia; quando perde, il responso delle urne diventa improvvisamente sospetto.
El Tigre parla da presidente
Da Barranquilla, protetto da una barriera di vetro antiproiettile, De la Espriella ha provato però a disinnescare il clima. «Il popolo colombiano mi ha affidato il più alto onore possibile», ha detto ai sostenitori. Poi il passaggio istituzionale: «Governerò per tutti i colombiani. Non ci saranno vendette né persecuzioni». Fuori, le strade si sono riempite di bandiere, maglie gialle della nazionale, clacson e trombe.
“El Tigre” arriva alla presidenza senza precedenti incarichi elettivi, ma con un profilo già riconoscibile: avvocato, imprenditore, comunicatore incalzante, uomo di destra senza complessi. Ha promesso di archiviare la stagione della «Pace Totale» di Petro, fondata sul dialogo con guerriglie e gruppi armati, per passare a una linea dura contro narcotraffico, bande criminali e coltivazioni di coca. Nel suo programma ci sono mega-carceri sul modello salvadoregno, stop ai negoziati con chi non depone le armi, riduzione dello Stato, taglio della burocrazia, rilancio dei settori minerario ed energetico.
Naturalmente, il suo passato da penalista offre materiale agli avversari: ha difeso clienti controversi, compresi personaggi legati a casi di corruzione e al mondo venezuelano. Ma lui ha sempre replicato con l’argomento più elementare dello Stato di diritto: difendere un cliente non significa condividerne le azioni.
La mappa del Sud America cambia colore
Il risultato colombiano si inserisce nel cambiamento globale. Prima l’Argentina con Milei, poi l’Ecuador con Noboa, il Cile con Kast, la Bolivia con Paz, il Paraguay con Peña: la mappa politica del Sud America sta cambiando colore. Se si allarga lo sguardo alla regione, El Salvador di Bukele resta anche il laboratorio più osservato sul terreno della sicurezza. La vittoria dei conservatori non è un episodio isolato. Dall’America all’Europa, fino al Giappone con Sanae Takaichi, una parte crescente dell’elettorato chiede confini, sicurezza, sovranità, meno Stato e più responsabilità. In Colombia, questa domanda ha appena trovato il suo volto.
«È una notizia straordinaria», ha commentato Carlo Fidanza, capo-delegazione di FdI al Parlamento europeo. «La sinistra comunista al governo fino a ieri tenterà di non riconoscere il risultato, i cartelli del narcotraffico dichiareranno guerra al nuovo Presidente, ma la strada della libertà è ormai tracciata. Ed è la stessa strada che un numero sempre maggiore di nazioni latinoamericane stanno scegliendo, dopo i guasti del narco-socialismo». Poi l’omaggio finale: «Congratulazioni a “El Tigre” Abelardo e Viva la Libertad carajo!».


